Storia e cultura
Se non fossero in pendenza potresti scambiarle per le calli veneziane, così strette fra le pareti di case alte ed antiche. Invece siamo a Quartinago, il rione storico di Cimego che conserva l'atmosfera magica del silenzio antico. Qua lasci correre la fantasia, e pensi a Frà Dolcino, l'eretico che nel Trecento si fermò a lungo a Cimego, dove fece adepti, aiutato da quel mastro Albertino, di professione fabbro, che tanto ammirava il fraticello vestito di bianco dal linguaggio che piaceva ai poveri.
Girando per le viuzze di Quartinago incappi in case nobili, ma disinteressatene. Guarda Casa Marascalchi: non è né bella, né nobile, però condensa fra le sue mura secoli di civiltà contadina. Conserva intatto, infatti, un enorme quantitativo di materiale: dagli attrezzi per la campagna agli utensili della casa.
Arrivando sia da sud che da nord vedi le indicazioni. Un parcheggio, una passerella sul fiume Chiese, ed eccoti sul Sentiero Etnografico di Rio Caino. Rappresenta una preziosa testimonianza storica, culturale, antropologica e scientifica della zona; è (sia detto senza retorica) il miglior biglietto da visita che un paese possa offrire.
A Cimego è ancora viva (sebbene sia ormai ridotta a pochissimi testimoni) l'arte della lavorazione del metallo. Ancor oggi è possibile trovare gli strumenti della civiltà contadina (zappe, picconi, accette, martelli...) nella fucina del Sentiero Etnografico, che usa (come nei secoli passati) l'energia dell'acqua per far funzionare il maglio e perfino il mantice. L'acqua entra in un recipiente rotondo facendo uscire l'aria, la quale si infila in una condotta che la porta alla forgia, che ravviva il fuoco.
Si narra che le fucine sul Rio Caino fossero decine nei tempi in cui la zappa e la scure erano strumenti di uso quotidiano.
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